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Comunicato. In margine alla Conferenza internazionale su sviluppo e migrazioni di Roma. Cosa dice il PECC

26 Luglio 2023

Fra le prospettive future della conferenza e i punti qualificanti del Premio Europeo Capo Circeo

  • La conferenza promossa dall’Italia e avvenuta a Roma, con  l’adesione dell’Unione Europea, delle Nazioni mediterranee di primo approdo e di diverse Nazioni del Nord Africa e del Vicino Oriente, su sviluppo e migrazioni, suscita il nostro interesse e la nostra condivisione. Auspichiamo che nella futura conferenza i soggetti ufficialmente partecipanti ai massimi livelli politici siano di più, a iniziare da: Francia, Egitto, Turchia, Arabia S.,  Nigeria, Iran.
Sappiamo che è stata appena e soltanto aperta la porta a un percorso estremamente complesso, intricato, difficile e lungo. Gli ostacoli che si frappongono sono estremamente variegati e coinvolgono una molteplicità di attori contrari, non legali e criminali ma anche umanitari e altruistici, e di interessi internazionali divergenti, a cui preme, in termini estremamente concreti, tenere con la testa sott’acqua l’intera Unione Europea attraverso la cronicizzazione sine die dell’annosa e luttuosa problematica dell’immigrazione clandestina, le diatribe interne fra i Paesi dell’Unione e all’interno stesso dei suddetti Paesi, e le insormontabili difficoltà di ogni ordine e natura che incontrano Italia, Grecia, Malta, Spagna e, con esse, Turchia e l’intera fascia delle Nazioni del Nord Africa mediterraneo (Libia, Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco).
Sappiamo anche che questo processo di avanzamento diplomatico e politico ha pure i suoi versanti economici e strategici. A cui si dovrebbe, si dovrà rispondere in modo condiviso e risoluto per realizzare il contenimento e il respingimento delle avverse priorità, palesi e non palesi, quali quelle che avrebbero interesse ad accentuare addirittura la destabilizzazione della vitale regione mediterranea e di tutto lo scacchiere pan-mediterraneo o Mediterraneo allargato, in uno con quello d’Eufrasia.
Se questa è la sintesi estrema del quadro generale del recente passato, del presente e dell’immediato futuro, bisogna far leva su di una maggiore adesione e solidarietà politica e sociale interna non solo in Italia ma in tutti i Paesi europei e nel Parlamento Europeo. Il che significa pure fra i governi dei Paesi europei, al fine di annullare gli attriti, ridurre le polemiche e le controversie, non ricorrere a giuochi di sottocoperta per affermare leadership e egemonismi inaccettabili intra e extraeuropei da parte dei governi delle maggiori Nazioni europee, euromediterranee, mediterranee. Detto in parole chiare, non siamo proprio sicuri che gli attori politici, diplomatici, economici di Londra, di Parigi, di Ankara, di Berlino e, soprattutto, di altre potenze, siano davvero interessati a perseguire l’avanzamento di questo processo. Possiamo solo amaramente constatare come, a tutt’oggi, i contesti intraeuropeo e intra EU siano non univoci e quello della NATO e quello dell’OSCE in totale collasso e al servizio esclusivo degli interessi dell’oligopolio finanziario, economico e strategico quale espressione verace dell’establishment egemone all’interno degli USA.
Il processo del contenimento e del termine delle grandi dimensioni dell’immigrazione clandestina mediterranea, afro-atlantica, vicino e medio-orientale, trans e sud-sahariana richiama, fra i vari fattori da mettere a fuoco, quello della responsabilità delle esportazioni delle guerre (per la feroce quanto falsa ‘esportazione della democrazia’) e delle profonde ingerenze che evertono la stabilità di molti Paesi.
Sarebbe un passo d’importanza psicologica e politica di assoluto rilievo se la Commissione Europea e i singoli governi delle Nazioni europee e del pan-mediterraneo a noi qui caro, ‘eufrasico’, decidessero di pubblicare una dichiarazione con cui si invitino gli USA e, in via concorsuale e proporzionale, il governo di Londra di farsi carico dell’immigrazione afghana, irachena, e, con quello di Parigi, siriana, libanese e dei territori dell’Africa ex franco-inglese e della penisola arabica.
Altro fattore da porre in primo piano con estrema urgenza è quello della capillare diffusione della contraccezione in tutta l’Africa, nel Vicino e Medio Oriente e di rilanciarla in India, bloccando ogni opposizione religiosa del tutto strumentale e superstiziosa quanto perniciosa, quale è stata quella cattolica. Essa costituirebbe pure un non insignificante contributo alla prevenzione della diffusione della piaga abortiva e alle assolute incapacità e reale impossibilità di molti governi di garantire la tutela della salute e dell’istruzione e della libertà delle immense folle di bambini abbandonati ai più tristi e tragici destini.
L’Unione Europea non può dimenticare o ignorare che l’inarrestabile sviluppo di interi settori dell’industria chimica vanifica nei modi più pervasivi ogni suo sforzo teso alla riduzione dell’inquinamento di tutta la biosfera.
Essa deve lanciare la grande sfida mondiale del ritorno alla produzione su larga scala di materiali e di tessuti di origine esclusivamente vegetale (cotone, lino, juta, canapa, cellulosa, bambù, etc. e filo di bachi da seta). Dovrebbe altresì adottare drastici provvedimenti normativi al fine di disincentivare gli investimenti, in particolare del chimico tessile, in Estremo Oriente e premiare il ritorno al reinvestimento in Europa e favorire del pari gli investimenti nelle regioni di EUFRASIA e dei diretti contesti geo-antropici o area NANECA (North Africa, Near East, Central Asia). Dovrebbe altresì diffondere linee-guida obbligatorie improntate alla lungimirante tradizione industriale giapponese relative allo sfruttamento del legname e in pari tempo alla preservazione delle foreste e dei boschi.
Pure l’alimentazione orientata alla diffusione delle varietà dei prodotti vegetali ricchi di proteine dovrebbe costituire il fulcro dei programmi agricoli e alimentari a base della loro dieta quotidiana, e non già la coatta obbligatorietà per i cittadini di doversi nutrire d’insetti che non gustano e/o che non vogliono mangiare. Anche le risorse vegetali di mari e oceani non inquinati contribuiranno in misura non marginale alle esigenza alimentari dell’umanità.
Queste misure sarebbero strumenti di diretto e non secondario aiuto pure alle economie e alle politiche  primarie e espansive non solo del NANECA ma di tutta l’Africa, del Medio e dell’Estremo Oriente, del Sud America.
Il superamento dei gravissimi problemi demografici, compresi quelli delle bombe demografiche del Mediterraneo meridionale e orientale e delle contigue regioni e della denatalità europea, richiede quindi un articolato sviluppo di scelte e di azioni. Esso è non di meno connesso alla gravissima problematica dell’immigrazione, e, oggi, in particolare, dell’immigrazione clandestina. Italia ed Europa occidentale hanno altresì da affrontare l’emorragia dell’emigrazione dei loro giovani forniti di titoli di studio e di specializzazioni verso altre parti del mondo.
Se non vogliamo procedere al collasso normativo, economico e civile e alla proletarizzazione dell’Europa, il ripristino degli ingressi attraverso le frontiere diventa un punto fermo indispensabile per riportare i governi a potere controllare e gestire i rispettivi Paesi e non abbandonarli in preda al caos e all’anarchia ingenerati dalle esplosioni delle controversie etniche.
Aspetto direttamente implodente nell’odierna realtà di diversi Paesi europei, a partire da quelli scandinavi e da quello francese, è quello della malintesa attività umanitaria e, ancor di più, dell’accoglienza e dell’inclusione. La semplicioneria, la superficialità, l’autolesionismo con la pretermissione normativa e morale dei governi europei, delle loro autorità locali e del più vario associazionismo confessionale e laico ha favorito la diffusione di schemi mentali, di idola tribus nefasti fra una parte degli immigrati clandestini o legali, perfino fra quanti hanno acquisito la cittadinanza in uno Stato europeo. Immigrati i quali ritengono di potere praticare e imporre impunemente agli europei la passiva recezione psicologica, familiare e sessuale, sociale, civile di schemi e modalità del tutto confliggenti con le condizioni primarie dello stato di diritto, che è quello che ha consentito e consente agli extraeuropei di godere delle libertà civili esistenti nelle singole Nazioni europee e nell’UE.
Un’incessante attività informativa primaria e obbligatoria, che dovrebbe iniziare già da prima dell’ingresso nelle Nazioni europee, dovrebbe rendere edotti pure gli immigrati più isolati e primitivi delle tassative regole fondamentali, comprese quelle igieniche e del divieto di pratiche religiose cruenti e di nutrirsi degli animali d’affezione. Al centro di questi nuclei concettuali propri alla civilizzazione europea, devono stare in modo limpido l’assoluto rispetto della parità fra uomo e donna in ogni ambito familiare, relazionale, religioso, sessuale, economico e dell’integrità fisica, mentale, sanitaria, sessuale dei minori, e il rispetto formale e sostanziale delle libertà civili e religiose di ogni singolo cittadino europeo. Accettazione e inclusione implicano rispetto e condivisione del rispetto dei valori dei popoli presso i quali si è venuti a vivere da parte degli immigrati, norme e valori statuiti dalle leggi e dal principio di laicità.
Per quanto attiene a ulteriori aspetti, specie in riferimento alla guerra in atto fra USA (per interposti governi, popoli e alleanze) e Russia in Ucraina, abbiamo già scritto.
In un contesto così generale, chiudiamo ricordando ancora che la conditio sine qua non per riportare la pace in Europa è il ritorno allo statu quo ante 2005-2007, in base ai vigenti trattati OSCE sul disarmo, con la chiusura e demolizione delle basi radar, di guerra elettronica e missilistiche realizzati dalla NATO e dagli USA, partner di maggioranza, lungo i confini orientali, la cui realizzazione è stato l’atto ufficiale dei progetti espansionistici e aggressivi della strategia planetaria USA, a detrimento esclusivo del popolo ucraino, della Russia e dell’Europa. Questo significa riaprire la strada della politica della coesistenza e dell’integrazione, con il ritorno della Russia quale partner NATO e del G8. Con buona pace dei guerrafondai dell’oligopolio USA che hanno mirato alla sua disintegrazione, e alla definitiva subalternità energetica, industriale, finanziaria, militare e politica dell’Europa.
PRO EUFRASIA

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