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PECC 2019. Saluto e introduzione del direttore della Casanatense

10 Novembre 2019
Lucia Marchi

 

 

 

 

Pubblichiamo il benvenuto e l’introduzione e del Direttore della Biblioteca Casanatense, dr. Lucia Marchi, all’ apertura della cerimonia della XXXVIII Edizione del Premio Europeo Capo Circeo, dello scorso giovedì, 7 novembre. Importantissimi i riferimenti storici che ci offre per conoscere e comprendere l’importanza di questo giacimento culturale romano di prim’ordine, estremamente prezioso, delle età moderna e contemporanea d’Italia e d’Europa e in primis della chiesa cattolica e del papato. Successivamente presenteremo il reportage fotografico e filmico e la cronaca dei lavori.

 

LA BIBLIOTECA CASANATENSE

 

 

 

Benvenuti in questo splendido Salone monumentale, che ci rapisce entrando con un’emozione paragonabile alla “cosiddetta” sindrome di Stendhal e ci catapulta in un luogo senza tempo ove conoscenza e bellezza hanno il sopravvento sul vivere quotidiano e il fascino di essere nella storia è così avvolgente da farti sentire un protagonista. Questo luogo dove da più di trecento anni tanti studiosi si sono avvicendati dando vita ad importanti dispute dottrinali ed a innumerevoli avvenimenti culturali e scientifici, deve la sua origine nel 1701 all’illuminato lascito che il Cardinale Girolamo Casanate, bibliotecario di Santa Romana Chiesa, dispone in favore dei padri domenicani della basilica di S. Maria sopra Minerva, che all’epoca detengono il Santo Uffizio e l’Università Angelica nel suo massimo splendore ed abitano questa zona che poi verrà ricordata come insula domenicana o insula sapientiae. Girolamo Casanate nasce a Napoli nel 1620 e si laurea in utroque iure nel 1635 e ben presto viene chiamato dal papa del tempo (Innocenzo X) a dirimere le controversie nel periodo dell’inquisizione quale governatore della Sabina, di Fabriano, di Camerino, di Ancona ove da’ prova delle sue notevoli capacità di mediatore, per cui viene nominato inquisitore generale di Malta ove si scontra con il Sovrano Ordine Gerosolimitano riportandolo all’ortodossia cattolica. Al suo rientro a Roma è nominato da Clemente X Cardinale, eppoi successivamente diventerà anche Bibliotecario di Santa romana Chiesa. Al termine della sua vita, mentre riveste il ruolo di Prefetto della Congregazione dell’Indice, il Cardinale Girolamo Casanate decide di destinare i suoi averi alla fondazione di una libraria “che lo facesse rimanere nella memoria degli uomini”, come confida in una lettera al suo amico Cardinale Facchinetti. L’istituenda biblioteca dovrà comprende la sua personale libreria costituita da circa 25.000 volumi – dei quali una parte era frutto dell’eredità avuta dal padre Mattia anche lui bibliofilo -, il suo archivio, alcune prestigiose opere artistiche e arredi di pregio. Nel lascito, che stabilisce in favore dei domenicani, specifica chiaramente la volontà di istituire una biblioteca pubblica di carattere universale. Così, nella zona adiacente al chiostro della Minerva, i domenicani ad un anno dalla morte del Casanate – avvenuta nel 1700 – aprono la libraria su progetto dell’Arch. Antonio Maria Borioni, che cura anche il successivo allargamento della sala fino alle dimensioni che ancora oggi apprezziamo di 60,30 metri di lunghezza per 15,60 di larghezza per circa 15 metri di altezza, effettuato una trentina di anni dopo. La volontà di fondare una biblioteca universale, espressa nel lascito dal Casanate, è stata chiaramente palesata dai domenicani con la collocazione di specifici cartigli sulle particolari balconate in ottone che ornano il Salone monumentale contenenti sia le iscrizioni delle ventisette sezioni nelle quali sono collocati i libri della biblioteca, che le sottosezioni contrassegnate con lettere dell’alfabeto in modo da dare un ordine nelle sezioni. Le 27 sezioni spaziando dalla poesia, alla storia, alla medicina, alla filosofia, alle varie tipologie di diritto: romano, civile, canonico, alle lingue orientali, per culminare con la teologia ed la patristica. Tale disposizione, all’epoca estremamente innovativa, non è stata studiata a caso ma sottolinea una strategia teosofica che tramite un gioco di ascisse ed ellisse contrappone percorsi umani e trascendentali secondo un ordine canonico.

Il Salone della biblioteca viene arricchito, com’è uso dell’epoca anche da arredi di valore quali l’imponente statua di marmo raffigurante il Cardinale Girolamo Casanate opera dello scultore francese Pierre Le Gros il Giovane, situata nel punto centrale sotto un arco di legno sorretto da colonne di noce scanalate sormontate da capitelli corinzi. Ai lati della statua troviamo, disegnati a inchiostro e dipinti a tempera su supporto di cartapesta dal celebre geografo e cosmologo Silvestro Amanzio Moroncelli, della Congregazione Silvestrini di S. Stefano del Cacco (Fabriano 1652 – 1719) nel 1716, due grandi globi raffiguranti uno la terra, l’altro la sfera celeste secondo le conoscenze del tempo. Al di sopra della statua del Cardinale è collocata una sfera armillare in ottone che, secondo la tradizione rinascimentale, conduce alle vie della conoscenza attraverso lo studio degli astri. La sfera, acquistata dal maestro generale dei Domenicani nel marzo 1703, è restaurata e parzialmente modificata per apportare migliorie al fine di renderla «più copiosa e di maggior intelligenza per far conoscere li due sistemi di Ticone e di Copernico». Il sistema, formulato dall’astronomo danese Tycho Brahe (1546-1601), essendo in parte eliocentrico e in parte geocentrico rappresenta un compromesso alla teoria copernicana messa a quell’epoca all’indice, in quanto equivale dal punto di vista matematico al sistema copernicano, ma posizionando la terra al centro con Sole e Luna mobili, esclude ogni ragione di conflitto con le Sacre Scritture. Ancora sopra è posto il busto in terracotta di S. Tommaso, eseguito da Bernardino Cametti (1682 – 1736) con una novità unica perché invece di avere aperta la Summa teologica, come si trova nell’intera iconografia tommasiana, ha la Bibbia, ad indicare l’universalità della Biblioteca; e subito sotto c’è un’epigrafe contenente un distico dettato dal teologo padre Giacinto Serry che dice «Mille libros, hospes, quid quaeris cernere? Thomam Suscipe, maiore in Bibliotheca fuit».

Siamo in pieno periodo di inquisizione ed i padri domenicani, titolari del Santo Uffizio hanno anche l’incarico di mettere all’indice i libri al di fuori dell’ortodossia cattolica. Certamente il Cardinale Casanate decide con un intento da vero bibliofilo di costituire una biblioteca universale, aperta al pubblico e collocata presso i padri domenicani, che hanno il compito sì della tutela della fede cattolica ma anche, a questo punto, di accrescere il patrimonio bibliografico inserendo nelle collezioni della libraria anche i testi proibiti, di cui rimarrà segno tangibile nei secoli a venire. È giusto infatti menzionare tra i volumi antichi appunto l’intero insieme dei Libri Proibiti: oggi questi testi si trovano ancora qui, disseminati tra i 60.000 volumi sistemati sugli scaffali del Salone Monumentale, il quale diviene dunque crocevia delle numerose strade intraprese dalla mente e dallo spirito umano ove si intersecano genio e proibizione, scienza e fede, umano e soprannaturale.

Allo stato attuale la Biblioteca Casanatense – le cui sale di lettura odierne, realizzate tra la fine del XIX secolo ed i primi anni del secolo XX al passaggio dalla prefettura domenicana al Regno d’Italia nel 1871 (dopo l’annessione di Roma avvenuta nell’anno precedente che decreta la fine del potere temporale del papa relegandolo in quello che diventerà lo Stato del Vaticano, e la nomina della città a capitale) e situate dietro la sala di accoglienza al II piano su Via di S. Ignazio 52 – possiede e tutela un patrimonio di circa 400.000 volumi che comprende 6.300 manoscritti e 2200 incunaboli ed oltre 120.000 volumi a stampa, pubblicati a partire dal 1501 fino al 1830, collocati non solo nel Salone monumentale, ma anche in altre sezioni speciali dell’istituto.

Il fondo manoscritti della Casanatense merita, tenendo conto dell’origine, della provenienza, del contenuto e anche della cronologia – che spazia dal secolo VIII al XIX – particolare attenzione. All’interno di questo fondo si conservano infatti dei veri e propri cimeli, unici al mondo per la raffinatezza delle miniature o per caratteristiche testuali. Tra questi spicca l’Exultet, il famosissimo rotolo miniato del XII sec. proveniente da Benevento (Ms. 724/1-3). Paragonabili all’Exultet per pregio e rarità, sono la Chirurgia di Rolando del sec. XIII (Ms. 1382), il Tacuinum Sanitatis(Ms. 458), risalente alla fine del sec. XIV e il Theatrum Sanitatis, dell’inizio del sec. XV (Ms. 4182). Non si può poi tralasciare il manoscritto più antico della biblioteca (Ms.378), contenente i Canones Apostolorum, risalente all’VIII secolo.

Il fondo incunaboli rappresenta una preziosissima testimonianza della nascita della stampa. Tra tutte spiccano le varie edizioni – romane e sublacensi – dei prototipografi Swenheim e Pannartz, prima fra tutte quella del Lattanzio stampato a Subiaco nel 1465. Meritano ugualmente di essere menzionate le importantissime Epistole da Sancta Catharina, stampate da Manuzio nel 1500, del quale si conserva inoltre il celeberrimo Polifilo di Francesco Colonna, considerato il più bel libro del Rinascimento.

Il ricco fondo musicale è costituito da manoscritti e stampati, che si sono aggiunti al nucleo originale costituito dallo stesso Casanate: nel 1844 sopravviene il lascito Baini, ricco di 308 manoscritti e 736 opere a stampa; invece negli anni ’70 del secolo scorso la Direzione Generale Accademie e Biblioteche del Ministero della Pubblica Istruzione cura l’acquisto del fondo Compagnoni-Marefoschi, comprendente 630 pezzi di musica da camera del ‘700 e dell’800, e soprattutto del fondo paganiniano, costituito da 90 manoscritti – in gran parte autografi – di Nicolò Paganini. Collegato al fondo musicale si trova la raccolta teatrale, che origina dalla biblioteca personale del Casanate.

Di grande interesse inoltre è la sezione Editti e Bandi, una raccolta di circa 70.000 carte che riguardano lo Stato Pontificio e coprono un arco cronologico che va dal 1550 al 1870.

Degno di nota è anche il fondo delle stampe e incisioni, poiché vi sono rappresentate le tendenze più significative della Scuola italiana – di cui ricordiamo ad esempio Marcantonio Raimondi, Andrea Ghisi, Antonio Tempesta, Salvator Rosa, Giovanni Battista Piranesi – mentre tra gli stranieri sono presenti opere di Durer, Goltzius o Luca de Leida.

Fanno parte del patrimonio della biblioteca Casanatense anche più di 2000 testate di periodici, fra cui giornali romani e dello stato pontificio, a parte le circa 220 correnti; circa 1200 opere di araldica anche manoscritte, ed ancora fotografie, quadri, sculture, strumenti scientifici, reperti archeologici ed arredi di pregio.

La Biblioteca Casanatense, una delle più importanti biblioteche di conservazione italiane, costituisce infatti un importante scrigno che tutto conserva mantenendolo immutato nel trascorrere delle stagioni, ma ha pure l’ambizione di continuare ad accrescere il suo prestigio ampliando la conoscenza dei suoi autorevoli fondi con occasioni speciali e con un utilizzo capillare della sua specifica teca digitale in modo da far viaggiare insieme passato e futuro in un abbraccio costante che possa trasmettere il patrimonio di conoscenza di generazione in generazione aumentando il potenziale degli studiosi e degli utenti che ne possono fruire.

Visitando questi luoghi si può veramente concordare con quanto ha detto Jorge Luis Borges vedendo la biblioteca nazionale Klementinum di Praga “Mi sono sempre immaginato il paradiso come una biblioteca”.

Al giorno d’oggi la biblioteca è non solo un luogo di memoria ove si può meditare sulla necessità della lettura al giorno d’oggi, ma uno spazio che sa adeguarsi ai progressi della tecnologia pur restando una stella fissa nell’universo della conoscenza, in grado di contagiare chiunque la frequenti. Infatti la biblioteca pubblica è unica e preziosa e costituisce un presidio di libertà che ha il compito di portare alle generazioni future le storie passate e quelle attuali e di essere di stimolo per proseguire a produrre contenuti culturali in linea con le esigenze del tempo in cui si vive. Si può veramente concordare con quanto dice lo scrittore Alberto Manguel nel suo recente Vivere con i libri, che rappresenta l’auspicio che ogni bibliotecario si augura, perché “i libri raccontano tutti una storia: non solo quella che c’è scritta dentro ma quella che si portano dietro” Ogni libro è un frammento testimoniale del suo autore, del suo tempo, della società, del contesto culturale che l’ha prodotto e delle istituzioni che lo hanno conservato.

Il nostro compito è di accrescere questa comprensione e di continuare ad essere di stimolo a dibattiti ed ad eventi speciali come questa XXXVIII edizione del prestigioso Premio Europeo Capo Circeo, che mutua alla maga Circe il nome rappresentando le origini della civiltà occidentale e vuole essere un ponte tra mondi diversi uniti insieme dalla conoscenza, la quale è in grado di permeare le distanze e far sì che siano abbattute le diversità ma anzi divengano un’opportunità per costruire una civiltà ampia ed inclusiva.

Roma 7 novembre 2019

Lucia Marchi

 

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