Premio Capo Circeo

Enzo Siviero. Dallo stretto di Messina al canale di Sicilia: cominciamo a unire tutto il Mediterraneo

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13 Marzo 2017

 

 

 

PRO EUFRASIA

QUANTE SINERGIA EMPATICHE

SARANNO POSSIBILI?

Un’ impresa che richiederà  decenni  di perseverante impegno da parte della “rifondata Unione Europea” e dei governi degli altri Popoli rivieraschi. Un’impresa che potrà interrompere il non fatale corso migratorio verso le contrade dell’entroterra europeo e del suo Nord e invertire il verso, rendendo le coste meridionali del Mediterraneo ubertose, popolose e produttive, entro un’entità di popoli e statuale, integrata e definita, fornita di una pur piccola, indispensabile profondità geopolitica eufrasico-sahariana.

 

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Nota introduttiva

In un momento di particolare, intensa crisi interna dell’UE a causa dei tanti errori e atti egoistici e imprevidenti commessi da molti governi nazionali nel corso dell’ultimo decennio, dell’inadeguatezza di importanti aspetti fondativi e norme comunitarie che andrebbero superati con la rifondazione interna dell’Unione, del non sufficiente grado di decisionalità collettiva e della parziale capacità operativa della Commissione, delle pressioni e dei condizionamenti negativi di amici esterni, della generale destabilizzazione operata lungo tutti i confini esterni terrestri e marittimi dell’Unione dall’azione di attori le cui linee di politica estera e della “difesa” degli “interessi nazionali” non si confrontano in modo palese e corretto con quelli dell’Unione,

abbiamo di che sperare in una fortissima capacità reattiva dei governi e dei parlamenti nazionali a pro di un processo d’integrazione in cui il voto unanime del Consiglio dei Capi di Stato e di governo, dei ministri degli esteri etc. venga superato definitivamente, in cui le distonie egemoniche vengano del pari superate e l’integrazione della politica estera di difesa e dell’industria strategica (alta tecnologia e energia) venga definitivamente avviata dando concreto significato al recente incontro a quattro di Parigi fra i capi di Stato e di governo di Francia, Germania, Italia, Spagna,

in un siffatto particolare e perdurante momento, abbiamo il piacere di aprire le pagine del PECC a due interventi di uno stesso autore, sì datati ma rimasti di assoluta, pruriginosa attualità.

Il primo è su di un tema, quello etico, di non diretto coinvolgimento in funzione delle finalità stesse del Premio. Non perché il contenuto di questo articolo sia da considerare affatto estrinseco al PECC. Esso semmai è da considerare uno dei presupposti indispensabili e fondamentali, proprio a livello di coscienza e di lucida e coerente scelta intellettuale ai promotori e ai componenti degli organi del PECC. Pure quando essi devono procedere all’individuazione delle Personalità da premiare nel contesto europeo e mediterraneo. Questa non semplice e pure spinosa operazione richiede innanzitutto di agire concretamente lungo la linea di condotta valoriale delle norme etiche, fatti salvi i non voluti e forse inevitabili errori umani e l’assenza di strumentalità estrinseche.

L’articolo è stato pubblicato on line da un periodico che non ha certo bisogno della pubblicità del PECC per affermare la sua qualità e il suo ruolo, Galileonline, come editoriale di un numero speciale dedicato proprio a l tema dell’Etica e delle Professioni. La particolarità di questo articolo è data dalla professione esercitata autore. Egli non è un filosofo, non è in particolare (nella specifica declinazione filosofica) un moralista, non è un giurista o un letterato o un componente del clero di una confessione religiosa. E’ un progettista, un architetto e ingegnere e docente di larga fama, Enzo Siviero, il quale giustamente rivendica il diritto di esprimere il proprio pensiero su questo contesto pubblico, su questo contesto civile che permane nel tempo quale fattore cruciale attraverso cui è possibile raccogliere e perfino valutare le incoerenze e i fallimenti delle pubbliche istituzioni in generale, al di là della loro nazionalità o sovra nazionalità Esso, in quanto attinente in modo particolare all’etica pubblica e privata italiana, non può non avere grande rilevanza, al di là dai distinguo di ciascuna persona e senza però sottacere l’insieme dei disastri economici, lavorativi, sociali prodotti quale qualificato e incontrovertibile dato oggettivo.

Il secondo contributo, ancora più datato (2013) e altrettanto di pepata dialettica e di assoluta attualità infrastrutturale, socio-economica e politica, si esprime sotto lettera inviata dall’autore al Presidente della Repubblica pro tempore e ha come oggetto la mancata realizzazione di una fra le più importanti opere di innovazione della rete di comunicazione italiana e europea atta a completare la via Nord – Sud su strada e su rotaia dalla Scandinavia al centro del Mediterraneo, la Sicilia. E da qui poi proseguire, con un ulteriore sviluppo nel tempo, per realizzare il compimento della congiunzione transcontinentale euro-africana, di cui lo stesso Enzo Siviero è progettista, che preferiamo possa essere chiamata, secondo la nostra prospettiva di Eufrasia, Transmedcent o, per l’appunto, Eufrasiacent. Questo progetto è stato ufficialmente presentato dall’illustre progettista a Tunisi.

E’ altresì riprodotta la lettera inviata da Enzo Siviero a Papa Francesco, cronologicamente più recente.

Riteniamo di offrire a quanti ci leggeranno, agli amici del “Capo Circeo”, agli italiani, agli europei e ai cittadini mediterranei, di un Mediterraneo oggi semidevastato dalle instabilità e dalle crisi indotte mei modi più diversi da attori esterni, utili strumenti di riflessione e problematizzazione a pro di più ampia presa di coscienza individuale e di decisioni governative e parlamentari italiane nel merito, atte a porre termine a così inconcepibile arretratezza e alla paralisi decisionale che finora non ha portato alla realizzazione sia delle autostrade del mare sia degli assi continentali terrestri, a detrimento dell’economia e del lavoro italiano e europeo. – Il Segretario G. PECC Domenico Cambareri

Nota del Presidente

Reputo i due interventi, sull’Etica e sulle Infrastrutture, non solo attuali, ma intimamente  connessi tra loro e pertinenti allo spirito informatore del PECC: brevemente ne accenno la ragione, anche perché su di esse si dibatte e ci si dibatte da decenni, in Italia, in modi spesso  dispersivi, improduttivi, inconcludenti. E con sperperi inconcepibili, a danno del bene pubblico e del popolo italiano e del consorzio dei popoli euro-mediterranei.

Se l’infrastruttura – nel nostro caso viaria – è, indubbiamente, strumento di mobilità, in grado di avvicinare i Popoli e di trasferirne i beni, che risponde ad esigenze di tipo economico-commerciale, come di relazione, di conoscenza, culturale e/o spirituale, la nostra indagine non può che riguardare il momento decisionale che porta alla scelta della sua realizzazione e verificare in quale ambito si ritiene possa collocarsi tale scelta, se in quello economico o, piuttosto, in quello etico.

Ci si riferisce, ovviamente, a quelle opere che hanno avuto ed hanno quale presupposto la volontà pubblica (la rete stradale romana, come le successive reti stradali ed autostradali; non certo quelle derivate dall’adeguamento di originari tracciati pastorali od agrari).

La retrospettiva storica ci conforta nel ritenere che il momento iniziale della scelta debba collocarsi nell’ambito etico: Roma, nel tentativo di ricondurre in unicum territori e popoli conquistati, pacificati, infine resi paritari con il potere acquisire, in ogni parte dell’impero, la cittadinanza romana. Così, nel tempo, i regnanti  europei, Napoleone, gli Stati Uniti d’America o l’URSS, fino all’individuazione della rete stradale statale italiana del 1928, all’autostrada del sole e della Salerno Reggio Calabria degli anni ’60 e ’70.

Non v’è dubbio che ogni scelta e realizzazione ha in sé un rilievo economico, ma l’incipit, il motore primo trova la sua ragione in una visione ideale, la stessa che divideva G. Gentile da B.Croce nel considerare la natura del Diritto.

La realizzazione del ponte sullo stretto, come del collegamento Sicilia Tunisia, risponde innanzitutto ad un anelito ben al di sopra del pur giustificato calcolo economico, anelito in cui lo spirito del PECC si ritrova. Anelito che mira a promuovere una dinamica e rigenerante fase della civiltà occidentale, della civiltà europea, atta a guidare e includere  pacificamente terre e popoli  di questo grande e oggi frammentato mondo in cui essa sta al centro, con il Mare che di tutti è primaria e plurimillenaria fonte di commerci, cultura, vita. – Carlo Sgandurra

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Fra le novità di questi ultimi anni dell’architettura e dell’ingegneria dei ponti:

– Akashi Kaikyo, il ponte giapponese più lungo del mondo, costruito sulla zona più sismica della terra (alto 282,8 m. e lungo 3 911 metri);

– Rion Antiron del Golfo di Corinto (Grecia) con i suoi 2.883 metri il ponte strallato più lungo;

– Selim I di Istambul (Turchia), zona altamente sismica da sempre (Faglia Anatolica Settentrionale) , la larghezza misura ben 59 metri (la più ampia del mondo) e contiene un’autostrada a otto corsie, quattro per senso di marcia più due linee ferroviarie, sul medesimo livello. La luce libera (il tratto sospeso fra le due torri di sostegno alte 322 m., più della Torre Eiffel) è lunga 1,4 Km. l’italiana Astaldi si è affermata alla grande in questa impresa costruttiva;

– Marmary, la galleria sotterranea del Bosforo (Turchia) a Istambul (Turchia), zona altamente sismica da sempre (Faglia Anatolica Settentrionale) lunga 14 Km di cui1,4 sotto il mare, anche a profondità di 62 m (tuttavia, ad avviso della Camera degli Architetti e degli Ingegneri di Istanbul, Tmmob; la struttura non presenterebbe il massimo della sicurezza elettronica: fonte di Vittorio Da Rold – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/12ERjK);

– Øresundsbron” (ponte di Øresund), he collega Danimarca e Svezia per uno sviluppo complessivo di 15,9 km composto da: ponte lungo 7845 metri50 campate totali fra rampa occidentale e orientale), isola artificiale di 4,05 km, tunnel sottomarino.

Fonti: Corriere della Sera, La Stmaoa, Il Sole 24 Ore

E per lo stretto di Bering (Asia – America, regione artica) i progetti sono già pronti: Connecting Two Continents Ultimate Challenge American Society of Mechanical Engineers280 × 225Ricerca tramite immagine 

Enzo Siviero così integra direttamente quanto sopra indicato: “… credo sia importante segnalare i progetti più avanzati di ingegneria non più visionaria di cui nella mia presentazione “Arma mia dei ponti” in coda ho dato una breve sequenza … 

… relativamente alla sequenza dei ponti citati vorrei segnalare che ciò che conta intra alla lunghezza complessiva, soprattutto la “luce” ovvero la distanza tra i piloni!

Akashi ha una luce di 1991 tuttora record mondiale dei ponti sospesi che sarebbe stata superata da Messina 3300 m

L’ultimo nato che è ibrido sospeso-strallato è proprio il terzo ponte sul Bosforo di Astaldi

Per gli strallati i record del mondo sono in successione Normandia Francia Tatara Giappone 

Stonecutter Hong Kong Sutong Cina e il recentissimo Vladivistok Russia mentre è in via di ultimazione il terzo ponte sul Forth Edimburgo. Potrei dilungarmi… quanto ai tunnel ok per Marmaray ma ora è appena stato inaugurato Avrasya sempre sul Bosforo e a breve inizieranno i lavori per un tunnel sotto il Corno d’Oro.. 

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Chi è l’autore degli interventi, Enzo Siviero,  già “Premio Al Idrisi”:
Pogettista di larga fama internazionale
Già Professore nelle Università di Venezia, IUAV, e di Tongij Shanghai, Fuzhoa, Chanh-An Xi-An
Rector University eCAMPUS Novedrate Como Italy
Vice President RMEI (Réseau Méditerranéen des Ecoles d’Ingénieurs )

 

TUNeIT

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Galileo

www.galileomagazine.com
Editoriale del numero monogradifo di Galileoonline dedicato all’Etica
ETICA: un termine tanto esaltato nelle parole quanto vilipeso nelle azioni e nei sui ef­fettivi valori. Sul tema si svolge in questo numero di Galileo, magistralmente curato da Francesca Marin, una riflessione a tutto campo e a più mani anche allo scopo di aprire un dibattito tra i lettori della nostra rivista.
Ricordo con disgusto i tempi dell’attacco sconsiderato di alcuni magistrati (forse eterodiret­ti) ai vertici della Banca d’Italia con il governatore Baffi costretto a dimettersi e il direttore Sarcinelli incarcerato. Poco dopo sarebbe stato assassinato Ambrosoli per lo “scandalo” Sindona tanto osannato e “coperto” da certa politica… Per non parlare degli assassinii “eccellenti” Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino… sulle cui connivenze sembra non esserci più dubbi.
E del fenomeno mai realmente spento di Tangentopoli ne vogliamo parlare? Purtroppo non è solo storia ma ancor oggi vera e propria “cronaca nera” con le evidenti collusioni mafio­se e malavitose… In effetti da tempo Guido Rossi predica inascoltato che nel nostro Paese l’illegalità è diffusa e diffusamente accettata. Ma già decenni prima l’indimenticato Cesare Merzagora non ne faceva mistero; anch’egli pressoché ignorato anzi quasi irriso.
A mia volta mi sento di aggiungere che l’omertà, così come l’ipocrisia, sono pra­tica corrente e ormai senza più alcun ritegno. E il paradosso è che ci siamo dotati a ogni livello di codici etici, così come in molti casi si mena vanto del bilancio etico. Ma sarebbe un errore una generalizzazione indiscriminata. Purtroppo, complice anche un sistema mediatico molto italiota, si tende a privilegiare di gran lunga il negativo spesso enfatizzandolo anziché il positivo prevalentemente relegato a notizia minore. Tutto questo comporta precisi riflessi sia in ambito professionale che sociopolitico.
Molti affermano con esemplificazioni tanto palesemente note quanto sistematicamente (quasi) ignorate, come proprio da scelte tecnico politiche a dir poco miopi (ma in taluni casi forse molto ben orientate e occultate, salvo vederne gli effetti nel medio lungo periodo) siano derivate nel passato e stiano ancor oggi derivando pesanti conseguenze di cui paga­no il “conto” i cittadini onesti (Tav, Mose, Expo, emergenze varie…).
Cerco di tracciare un primo e molto parziale elenco di temi su cui è lecito dubitare che ci sia stata “saggezza” nei dispositivi di legge e nei comportamenti “etici” che ne sono deriva­ti. L’ordine è volutamente casuale. Del resto quanto viene elencato è ben noto, Vox populi, vox Dei … ma usque tandem?
  1. Ponte di Messina: è etico stracciare per legge contratti firmati? Ed esporre lo Stato a pagare fior di penali gettando alle ortiche un lavoro di decenni ad altissimo livello inge­gneristico per rispondere ad istanze politico-emotive dei NO modello Nimby… O, meglio, effetto Banana.
  2. Traforo del Frejus per la Tav Torino-Lione: il governo ha stanziato al Nord oltre 2 mld per un’opera ancora in itinere e nello stesso tempo ne ha sottratti al Sud quasi altrettanti, affos­sando inopinatamente il Ponte di Messina, opera cantierabile in pochi mesi (e le tragiche conseguenze per l’economia si toccano con mano).
  3. La legge Merloni pone ogni responsabilità in capo ai progettisti e poco si cura delle responsabilità di chi ha approvato i progetti. Ma allora che logica sottende una procedura così complicata lenta e farraginosa se non quella di individuare le responsabilità? E il Rup che ci sta a fare? E che dire dell’ipocrisia di affidare i servizi di “supporto alla progettazione” chiedendo di fatto di “progettare integralmente” perdendo financo la titolarità del progetto?
  4. Guard rail e barriere antirumore nelle strade e autostrade obbligatorie per legge, con spese miliardarie, debbono essere considerate prioritarie rispetto alla sicurezza sismica di ponti e viadotti? E negli edifici scolastici la messa a norma antincendio è da considerarsi prioritaria quanto a probabilità del verificarsi di questo tipo di eventi, rispetto alla verifica della sicurez­za strutturale per l’adeguamento sismico ma non solo? Ed è cronaca quotidiana!
  5. La qualità reale delle opere non dovrebbe essere verificata a priori responsabilizzando, ognuno per la propria parte, i vari soggetti coinvolti nell’intero iter? Ed in tal senso an­che Etica ed E(ste)tica non sono da considerare entrambe componenti essenziali viste dalla parte dell’Uomo? E per chi si costruisce se non per l’Uomo? Che dire poi del vilipendio della Venustas nelle realizzazioni degli ultimi decenni nel campo delle costruzioni?
  6. Con quale sconsideratezza si legifera senza verificarne l’impatto sulla società? La Rifor­ma Fornero ha lasciato nel limbo centinaia di migliaia di cittadini privati della loro dignità: né lavoratori né pensionati!
  7. Che dire poi di una Magistratura che sembra “ad orologeria” e comunque non dà una reale certezza degli esiti processuali in tempi brevi con ciò penalizzando il cittadino one­sto? Certezza della pena pari a zero. Cavillosità permanente come strumento formale per affossare quanto non garba al potente di turno. E che dire della difesa, sempre e comunque, dei “diritti acquisiti” ancorché molto discutibili essendo palesi privilegi? Ciò non cozza con il fatto di considerare i doveri che ciascuno dovrebbe portare avanti nei confronti della collettività?
  8. Il sistema dei (mancati) controlli bancari ha prodotto il crack Lehman Brothers e le agenzie di rating dov’erano? Forse a facilitare le speculazioni più abiette che orientano il trasferimento di ricchezza dai poveri (che diventano sempre più poveri) ai ricchi (che diventano sempre più ricchi).
  9. Le guerre per la “democrazia” hanno prodotto disastri im­mani vedasi Libia, Iraq, Siria ecc. con l’avvento degli estre­misti islamici che ormai la fanno da padroni!
  10. E l’inefficienza del sistema Paese non pesa sulle tasche (e sulla salute) dei cittadini? E con questo habitat mefitico pensiamo davvero che gli stranieri vengano a investire in Italia?
  11. E che dire della dilapidazione del patrimonio dello Stato letteralmente svenduto con precise connivenze tecnico po­litiche per arricchire i soliti noti?
  12. E che dire degli investimenti sbagliati dello Stato per inseguire un’ipotetica industrializzazione del sud scanda­losamente dimenticando la vocazione storico paesaggistica del nostro Paese?
  13. E delle incompiute di cui è costellata l’Italia o peggio delle opere inutili che dovremmo dire?
  14. Sanità, Ambiente, Rifiuti, Trasporti, Infrastrutture… Tutto un mondo nel quale gli scarsi (volutamente?) controlli han­no prodotto sprechi a non finire.
  15. Sicurezza del territorio (esondazioni, frane, dissesti, idrogeologici, terremoti..) e salvaguardia del patrimonio storico e non, da sempre dichiarati prioritari ma per i quali i finanziamenti non sono mai arrivati a sufficienza. Ma se è stato detto e scritto (quasi urlato ma la sordità è diffusa) che prevenire è molto meno costoso che curare…
L’elenco potrebbe continuare a dismisura e in tutto questo il ruolo degli ingegneri potrebbe, per la loro cultura, essere di grande aiuto nelle decisioni tecnico strategiche. Ciò forse ben più degli economisti che non hanno certo brillato per lungimiranza nelle valutazioni necessarie a prevenire la cri­si o quanto meno a limitarne i disastrosi effetti nel tempo. In tal senso la presenza dei “docenti tecnico professiona­li” nella SDA ora in via di riorganizzazione e storicamente monopolizzata da Giuristi ed Economisti, potrebbe dare un indirizzo di concretezza operativa al legislatore.
Un invito dunque al Consiglio Nazionale Ingegneri a dar corpo a queste nuove opportunità, accelerando il raccor­do a livello ministeriale e con il supporto delle Università e utilizzare i Crediti Formativi Professionali anche a questo scopo. Ne trarrebbe beneficio l’intera collettività metten­do a frutto competenze ed esperienze di assoluto rilievo di cui le categorie professionali, e in particolare quella degli Ingegneri, dimostrano costantemente di disporre. In fondo questo potrebbe essere il modo migliore di operare con l’e­tica vera abbandonando le chiacchiere (le ben note gride di manzoniana memoria) e passare all’azione. Di questo la società civile sente la necessità e l’urgenza.
Il dibattito è aperto! Dal pensiero all’azione! Basta voler­lo! E tutti insieme ce la possiamo fare! Anche l’etica è un ponte che ci deve traghettare oltre. Le nuove generazioni ce lo chiedono e hanno tutto il diritto di pretenderlo, a pat­to tuttavia di un loro impegno diretto nella società civile per orientare correttamente le scelte politiche finalmente nell’esclusivo interesse della collettività. Galileo vuol essere tribuna aperta a tutti, non solo per denunciare, ma anche e soprattutto per dare adeguata evidenza a tanti casi positivi di cui troppo spesso non abbiamo contezza. Anche questo è un modo per dimostrare che l’Etica non è un semplice slogan!

E. Siverio -- Mediterranean bridge

 

 

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Il Calcestruzzo giornale online della Calabria e del Mediterraneo …

www.ilcalcestruzzo.it/

Una argomentata lettera a Napolitano sul Ponte

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di: Enzo SIVIERO   
mercoledì 20 febbraio 2013

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Impegnare il presente per pensare al futuro

 

Uno dei massimi esperti di Ponti (tanto da meritarsi il sopra- nome di Pontefice) ha deciso di rompere gli indugi e di investire del problema ‘Ponte sullo Stretto’ la massima Autorità politica del nostro Paese, Giorgio Napolitano, con una lunga. argomentata e appassionata lettera, con la quale chiede che si possa lasciare al nuovo Governo “la possibilità di rivedere l’intera questione… valutandone anche l’indotto socio economico e i relativi benefici per le prossime generazioni”.  Ecco la lettera:

Gentile Presidente Napolitano,

sono ordinario di “Tecnica delle Costruzioni” all’Università IUAV di Venezia ed, in particolare, da quasi vent’anni, insegno a costruire ponti fisici e metafisici ai miei studenti di architettura.

A loro ho sempre cercato di trasmettere l’amore per il nostro Paese, il valore dell’onestà intellettuale e, soprattutto, l’impegno a ragionare con la propria testa in piena autonomia di pensiero; incoraggiandoli a fondare le loro scelte su elementi verificabili e confrontabili, votandole al bene comune, come ogni architetto dovrebbe fare, e supportandole con spirito di sacrificio.

In questi ultimi anni, mi sono occupato professionalmente e nell’ambito della ricerca scientifica di grandi opere infrastrutturali e, in particolare, di ponti, concentrandomi, da un decennio a questa parte, sul loro inserimento nel paesaggio; un valore al quale l’Italia, purtroppo, non ha ancora indirizzato concretamente le dovute attenzioni.

Proprio  all’interno  del  vasto  sistema  di  valori  del  paesaggio,  costituito  da  elementi tangibili  ed  intangibili,  devo   ammettere  che   la  complessità  del   progetto  dell’ attraversamento stabile dello Stretto di Messina è diventato la cartina al tornasole di una deriva scientifica, culturale e sociale, figlia dei tempi trascorsi della storia politica nazionale ed oggi maturata in una profonda crisi, ahinoi, soprattutto culturale. Questo é dovuto anche per l’infuocato, e spesso disinformato, dibattito nell’opinione pubblica che avrebbe necessità di ben altri approfondimenti non viziati da pregiudizi e prese di posizione ideologiche a priori.

Analizzo le azioni ed i fatti concreti messi in atto dal dopoguerra ad oggi: più ci penso e più appare chiaro che poco si è fatto per “unire” veramente l’Italia arrivando persino a parlare della “Questione Meridionale” come fardello oneroso e ineludibile, unico vero ostacolo allo sviluppo del nostro Paese.

Negli anni ’50, appena uscito da una cocente sconfitta di una guerra non voluta dagli Italiani, il nostro era un Paese dilaniato nei territori e nelle coscienze. Un Paese frammentato, economicamente distrutto e, a detta di molti, perfino incapace di riscattarsi di fronte al mondo.

Ma in pochi anni è arrivato il miracolo: il boom economico di chi si è impegnato a fondo per cambiare il proprio destino e riprendersi la propria dignità come Popolo e come Nazione.

In tutto questo, non è da considerarsi marginale l’apporto della costruzione di una grande opera come l’”Autostrada del Sole”: un’opera che ha sancito l’unità del Paese formando, attraverso il collegamento infrastrutturale, un fronte comune Nazionale, sia fisico che culturale, costituito da chi ci ha creduto con tutta l’anima, stringendosi in un’unità di intenti e di comuni ideali.

Oggi invece, sembra mancare quel coraggio di guardare oltre, quello spirito di sacrificio votato al bene comune, per ritrovare i veri valori dell’essere e del vivere insieme.

Un lavoro pioneristico e immane come l’Autostrada del Sole – con i suoi 745 km e otto anni di lavoro – ha saputo allora riunificare l’Italia superando la crisi del dopoguerra con un gesto ritenuto quasi impossibile.

Oggi la vera unità a cui tendere, con convinzione e sacrificio, per uscire da uno stallo culturale, ed economico sociale, che sta soffocando le opportunità delle generazioni future non é solo quella Italiana ma, come lei ben sa, quella Europea.

Analogamente, nel presente il Ponte sullo Stretto di Messina, il Ponte Mediterraneo, potrebbe unificare l’Europa unendola al Mediterraneo per il tramite dell’Italia. Una realizzazione straordinaria e innovativa con i suoi 3300 m di luce tra i due piloni che toccano le nuvole a quasi 400 metri di altezza. Cui si accompagnano le molte opere di connessione e riqualificazione territoriale e ambientale, forse, ancor più importanti del Ponte stesso.

Un’opera, mi creda, – per esserne io testimone diretto- che tutto il mondo ci invidia (e che già ci stanno copiando…) con tempi incredibilmente brevi per l’approvazione del progetto – almeno secondo gli standard del nostro Paese – un impianto realizzativo che guarda al futuro, un sistema di monitoraggio e controlli mai visto in precedenza, una gestione dei flussi economici e finanziari a dir poco “blindata”, un avanzamento reale della conoscenza tra ricerca e sviluppo: il volano per il rilancio del Sud e dell’intero Paese gestito con altissima professionalità dalla Società Stretto di Messina, vera e propria “Ferrari” nell’ambito della Pubblica Amministrazione.

In un mondo sempre più globalizzato, dove le problematiche locali risultano ininfluenti se non relazionate con un sistema più ampio, dove ogni mese dal Canale di Suez circa 2000 navi entrano nel Mare Nostrum (a breve, con l’allargamento del canale saranno 4000) a poche centinaia di miglia dai porti della Sicilia, per finire a Rotterdam (raddoppiando tempi e costi del trasporto), beneficiando nazioni come l’Olanda, la Danimarca ed i Paesi Baltici, appare miope e privo di visione prospettica, non rendersi conto dell’enorme valore che il nostro Paese può avere proponendosi come piattaforma logistica del Mediterraneo, capace di intercettare quell’enorme flusso di ricchezza e di benessere e rivoluzionare, così, l’economia italiana e meridionale anche solo cogliendone le briciole.

Basta vedere la mappa satellitare dei movimenti delle navi mercantili sul Mediterraneo per accorgersi che la Sicilia, ed in particolare l’area dello Stretto, è un baricentro naturale.

In aggiunta, un ulteriore grande progetto europeo, di cui Lei è certamente a conoscenza, è quello portato avanti dall’Associazione FERRMED che propone di convogliare la maggiore quantità possibile di flussi mercantili verso la Spagna, attraverso un apposito corridoio ferroviario a 4 binari (veloce, economico e sostenibile), passando per la Francia, la Scandinavia e i Paesi Baltici, per poi riallacciarsi alla ferrovia transiberiana. Tale progetto una volta realizzato (si ipotizza il 2025) contribuirà a far crescere la competitività di alcune aree del mondo, e a sancire definitivamente la marginalizzazione del nostro Mezzogiorno e dell’intera Italia. D’altronde, la stessa TAV Torino – Lione, che necessita di un paio di decenni per il suo completamento e di cui ancora incerto sembra il reale proseguimento verso est da Venezia a Trieste, non appare una strategia pienamente soddisfacente da contrapporre al progetto FERRMED che sarà operativo con largo anticipo rispetto all’ipotesi TAV verso Trieste, vanificando gran parte dei relativi benefici attesi.

Il progetto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina, un Ponte che unisce la ricerca di una centralità nel Mediterraneo con il futuro del Sud d’Italia e dell’intera Nazione, ci offre invece l’occasione per parlare di quest’opera, dipinta come inutile e dannosa, e provare a raccontare un’altra verità: quella dell’opportunità di una trasformazione territoriale “mediterranea” di cui, a partire dal rilancio del Mezzogiorno, beneficerebbe l’intero Paese in una rinnovata unità europea.

Rinunciare a tutto questo per seguire mode e umori dei tanti demagoghi che vestono le casacche di ogni colore politico o associazionistico senza la benché minima conoscenza di tutto il lavoro di ricerca scientifica fatto in questi anni da tante Università e Centri di Ricerca, è rinunciare al rilancio di tutto il nostro Paese e vedere sprofondare nel declino e nel presumibile caos sociale il nostro Meridione e con esso quasi certamente anche l’Italia.

Il prossimo 1° marzo potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per questo progetto, visto il recente decreto legge approvato dall’esecutivo Monti che tenta di cambiare per legge i contenuti del contratto sottoscritto dalla Soc. Stretto di Messina con il Consorzio Eurolink.

Se non sarà tentato un ripensamento legislativo sul ruolo complessivo di quest’opera, sarà difficile fermare il blocco del progetto, il cui onere finale graverà pesantemente su ogni cittadino. Tanto che da voci autorevoli, la mancata realizzazione di quest’opera costerebbe allo Stato forse più di quanto vi dovrebbe investire. Senza contare il danno anche più grave all’immagine dell’Italia rispetto al Mondo.

Possiamo davvero permetterci di lasciare in eredità ai nostri figli il fallimento del nostro intero Paese?

Mi rivolgo quindi a Lei, signor Presidente, nella speranza che si possa lasciare al nuovo Governo la possibilità di rivedere l’intera questione utilizzando il tempo necessario per reinquadrare il tema nella sua giusta prospettiva, valutandone anche l’indotto socio economico e i relativi benefici per le prossime generazioni.

In tal senso sono certo che il Sistema Universitario Italiano, che io rappresento al Consiglio Universitario Nazionale come responsabile dell’Area 08 Ingegneria Civile ed Architettura, sarà pienamente disponibile ad impegnarsi per il bene del nostro Paese.

Con profonda stima e viva cordialità.

***

 

Roma, gennaio 2017

A Sua Santità

Papa Francesco

00120 – Città del Vaticano

 

Sua Santità,

dall’inizio del Suo Alto Pontificato, l’esortazione a costruire ponti e abbattere muri è divenuta una costante dei Suoi messaggi apostolici. Personalmente, sia in ambito professionale che accademico, mi occupo di Ponti da decenni e, anche sulla spinta delle Sue esortazioni, sto promuovendo ovunque il “sogno” di un ponte tra Africa ed Europa che colleghi “fisicamente” Tunisia e Sicilia. L’ho denominato TUNeIT, quasi ad indicare una “messa a fuoco” per chi non vuol vedere l’immane tragedia di questi anni. E’ un progetto a cui credo con tutto me stesso … che va al di là della sfida ingegneristica, per abbracciare il più alto concetto di “ponte” come collegamento culturale e spirituale tra i popoli.

Non mi dilungo troppo … molto ho già scritto su questo tema, ma credo non sia mai abbastanza!

Nel gennaio 2015, anche la giornalista di Radio Vaticana Laura De Luca mi ha intervistato, enfatizzando la necessità di costruire questo “ponte”… Nell’ottobre dello stesso anno sono stato onorato di un importante riconoscimento, il Premio Al Idrissi, “Per il contributo dato nella progettazione e realizzazione di ponti in tutto il mondo, non solo fra diverse sponde, ma anche umana fra persone, popoli e culture”.

Ma ormai siamo alla svolta. In Tunisia, abbiamo recentemente costituito un gruppo di lavoro che integra quello da me stesso già promosso con alcuni colleghi universitari italiani e non, e di ciò è stata data notizia anche attraverso la rete informativa dell’ANSA dedicata alla Regione Mediterranea e al Golfo arabico. Stiamo agendo sotto l’egida di RMEI (Réseau Méditerranéen des Écoles d’Ingenieurs), EAMC (Engineering Association of Mediterranean Countries), PAM (Parliamentary Assembly of Mediterranean), NSE (Nigerian Society of Engineers), il cui presidente, Ing. Otis Anyaeji, frequenta assiduamente la Santa Sede. Altre Organizzazioni Mediterranee sono con noi.

Ora mi rivolgo a Lei, Sua Santità, per invocare la Sua benedizione apostolica per questa idea di “ingegneria visionaria” che, se ben compresa, potrebbe trasformare il “muro liquido”, ormai divenuto un cimitero, in un luogo di amicizia e di pace unendo, non più in modo solo ideale, Africa ed Europa in un dialogo tra luoghi, popoli, culture e credi.

Con l’auspicio di una Sua condivisione, Auguro a Lei e alla nostra intera Comunità ogni bene e felicità per il 2017.

Suo devotissimo

Prof. Enzo Siviero

Rettore dell’ Università eCAMPUS

Vice Presidente di RMEI, Réseau Méditerranéen des Écoles d’Ingenieurs

 

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TUNeIT: nuova infrastruttura per l’UOMO

Braudel aveva visto giusto! Il Mediterraneo come crogiolo di miti e di passioni, di storia e di cultura, di religioni e di rincorsa continua verso una pace negata laddove l’homo homini lupus ha da sempre avuto il sopravvento sull’homo faber. Ma è proprio così vero? O non è invece la contingenza di pochi fanatici di oggi, emuli ahimè di un passato forse negletto… a uccidere non solo i propri simili ma financo sè stessi immolati per la ricerca ossessiva di un paradiso negato? E che dire delle tre grandi religioni monoteiste che si sono tra loro sovrapposte evolvendosi una dall’altra nella reciproca rincorsa alla negazione dell’altra da sè? Ecco dunque che il pontificare di origine pseudo religiosa può essere la via della ricongiunzione fisica e metafisica, reale e virtuale, vissuta o sognata tra i luoghi e le genti, tra le culture e i credi. Il bisogno impellente di fuggire dall’inferno della guerra e delle violenze, dalle prevaricazioni e da una pseudo schiavitù che si pensava, a torto, figlia di un passato assai remoto. No! Non è con il respingimento che si risolve la tragedia dei migranti! Nè tanto meno negando loro il diritto ad una vita “più vita“…

A ben vedere, nei prossimi decenni le crescite più forti non saranno più i Brics, bensì la “giovane” Africa. Giovane perché abitata da giovani. Giovane perché piena di speranza. Giovane perché desiderosa di andare avanti per realizzare e realizzarsi … L’Africa che, non appena avrà preso coscienza delle proprie straordinarie ricchezze materiali e immateriali, superando le faide interne che ne neutralizzano l’essere, sarà il vero “nuovo mondo”, se saprà mettere a profitto la lettura del presente con tutte le sue contraddizioni, i suoi errori e le sue grandissime ingiustizie…. Il decollo sarà garantito e molto, molto veloce. E se, come ormai appare più che evidente, lo sviluppo infrastrutturale dell’intero continente, da Città del Capo al Mediterraneo, sarà reso operativo così come ideato dalla Nigerian Society of Engineers con una serie di “corridoi verdi” come meridiani e paralleli (cardi e decumani?), allora TUNeIT come passaggio naturale verso la vecchia e ancora assai attraente Europa, sarà un obbligo ineludibile. Un’idea questa, o meglio una “visione avveniristica” paragonabile ai grandi trafori ottocenteschi e ai “ponti d’acqua” quali i tagli di Panama e Suez che hanno cambiato il mondo.

Ma vi è di più! Un ponte come elemento di continuità fisica tra i due continenti è anche un artefatto simbolico il cui valore emotivo è inestimabile. Un segno di speranza e di pace, di fratellanza e di amore. Un volo pindarico, come camminare sull’acqua. Un miracolo! Ebbene questo potrebbe anche non essere solo un sogno! La condivisione tecnico politica è pressoché acquisita. RMEI, Réseau Mediterranéen des Écoles d’Ingenieurs, EAMC Engineering Associations of Mediterranean Countries, PAM Parliament Assembly of Mediterranean e Schiller Institut di Francoforte, ne hanno pienamente condiviso la necessità a medio termine. Quattro isole artificiali intermedie con chiara vocazione anche turistica. Tratte intermedie variabili tra i 20 e i 30 km. Una serie di ponti a campate multiple di grande luce. Un eventuale tunnel terminale per non interferire negativamente con la storia e la cultura dei luoghi e il paesaggio circostante con il suo

straordinario affaccio sul mare. Un piano di sicurezza molto avanzato. L’uso di materiali innovativi. Un avanzamento tecnologico senza pari. Una straordinaria opportunità di integrazione tra Ingegneria Architettura, Design e Paesaggio.

Una sostenibilità energetica con il sistematico ricorso alle energie rinnovabili. Una particolare attenzione alla rinaturalizzazione a livello ambientale per la alvaguardia di flora e fauna marina. Tutto questo e ancor più nelle intenzioni non solo mie … forse non così visionarie come potrebbe apparire a prima vista. E 

infine, un impiego virtuoso di manodopera per dare senso alle migrazioni dolorose e senza futuro che oggi producono rabbia, frustrazione e trasformazione geopolitica epocale capace di far ritrovare nuovi equilibri non solo per il conseguente aumento del PIL, soprattutto per dar senso compiuto ad un altro e ben più importante indicatore: IBES, Indice di Benessere Eco Sostenibile.

Indice di Benessere Eco Sostenibile.

 

TUNeIT come “messa a fuoco” del futuro … Dall’Africa all’Europa e dall’Europa all’Africa con una rinnovata convergenza attraverso il Mediterraneo ritrovandone l’antico significato di MARE NOSTRUM reinterpretato in chiave dell’oggi, perché deve appartenere a tutti come riappacificazione tra i popoli.

Questo deve essere il vero significato globalizzazione. Un ponte di ponti ideato e costruito per percorrerlo tutti insieme perché l’UOMO è e deve continuare ad ESSERE. La libertà è anche questo.

Prof. Enzo Siviero

 

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Un ponte tra Sicilia e Tunisia, il sogno di Enzo Siviero
TUNeIT il nome del progetto di ingegneria visionaria, 140 km

12 dicembre

(ANSAmed) – TUNISI, 12 DIC – Dopo aver speso gran parte della sua carriera nella progettazione di ponti, l’ingegnere Enzo Siviero è venuto a presentare a Tunisi il suo progetto più ambizioso: TUNeIT, un ponte di 140 km che collega la penisola tunisina del Cap Bon alla Sicilia e allo stretto di Messina. L’occasione è stata una tavola rotonda organizzata dalla Rmei (Réseau Méditerranéen des Ecoles d’Ingénieurs di Marsiglia) e dall’Eamc (Engineering Association for Mediterranean Countries di Roma) intitolata: ”Mediterraneo, un ponte tra l’Africa e l’Europa: dal sogno alla realtà”. E’ proprio sulla possibilità di far diventare il suo ambizioso progetto realtà che punta tutto Siviero, vice presidente di Rmei e Rettore dell’università ECampus, insignito del premio Al Idrisi nel 2015, soprannominato ”il poeta dei ponti” per la sua predilezione poetica. Si tratta di un’opera faraonica dal costo esorbitante di 100 miliardi di euro che si basa però, sostiene Siviero, su soluzioni tecniche già esistenti che potrebbero essere realizzate davvero nel caso in cui venissero reperiti i fondi. La sua è ingegneria visionaria che senza dubbio affascina l’interlocutore, e suggerisce l’intermodalità come chiave di lettura dell’opera: ovvero il ponte inteso non come monumento a se stante, ma come opera di architettura nel/del territorio, armatura di un potenziale organismo urbano che va gestito e potenziato, e come grande occasione per la valorizzazione e la riqualificazione di vaste aree degradate, opportunità di rilancio e di sviluppo economico, sociale, culturale, scientifico, mezzo di congiunzione e fusione di un’unica Regione, simbolo dell’unione del Mediterraneo.

TUNeIT rappresenterebbe l’alternativa alla soluzione proposta da uno studio dell’Enea del 2005 che prevedeva la realizzazione di un tunnel ferroviario sottomarino tra Capo Bon (Tunisia) e Pizzolato (Sicilia) a nord di Mazara del Vallo.

L’orientamento che stiamo prendendo, spiega Siviero ad ANSAmed, è di una combinazione ponte-tunnel, ma ciò sarà l’oggetto dei necessari approfondimenti nell’ambito della task force messa in campo a Tunisi e ora da consolidare anche in Italia. TUNeIT ipotizza la ripetizione per molteplici volte del progetto del ponte di Messina. Anche in questo caso, come nel progetto Enea, si renderebbe necessaria la creazione di isole artificiali, da utilizzare anche a scopo turistico o di ricerca, realizzate con il recupero dei materiali provenienti dallo scavo, nelle quali sarebbero posizionati tutti i servizi per il funzionamento del sistema. Esse dividono il percorso in 5 parti, ciascuna delle quali coperta da un ponte a campate multiple. Un collegamento tra Tunisia e Sicilia darebbe vita ad una continuità territoriale transcontinentale Europa-Africa, al pari di altre opere realizzate per collegare Europa e Asia (tunnel e ponti sul Bosforo), Asia e Africa (raddoppio del Canale di Suez), nonché il collegamento stabile tra Africa ed Europa sullo stretto di Gibilterra. Principale obbiettivo è la riduzione dei tempi di scambio delle merci e di comunicazione tra Nord Europa e Nord Africa.

Consiglio nazionale Ingegneri, Rmei, Eamc (Engineering Associations of Mediterranean Countries), Pam (Parliament Assembly of Mediterranean) e Terna avrebbero già mostrato interesse per il progetto di Siviero, che tornerà a Tunisi a gennaio per illustrare l’idea ad attori istituzionali e non.

(ANSAmed)

 

 

 Liber Amicorum per Enzo Siviero – Fondazione Cariparo

Liber Amicorum per Enzo Siviero – Fondazione Cariparo

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 CATANIA, 10 MARZO 2017

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